Storia
11 ott 2026
L’indagine antitrust del DOJ trasforma lo scontro con la stampa della Casa Bianca in una prova per l’indipendenza dei media
Il Dipartimento di Giustizia afferma di esaminare se le reti televisive abbiano coordinato illegalmente un boicottaggio della copertura delle attività di Trump, mentre le reti sostengono di aver difeso il giornalismo indipendente dopo che ai reporter è stato negato l’accesso.
L’indagine antitrust del Dipartimento di Giustizia ha trasformato una disputa sull’accesso della stampa alla Casa Bianca in uno scontro più ampio sulla questione se un’azione coordinata dei media fosse illegale o necessaria per difendere l’indipendenza della stampa.
L’inchiesta si concentra sulle reti televisive che hanno brevemente sospeso la copertura condivisa dopo che la Casa Bianca ha vietato ai giornalisti di CNN, MS NOW e Politico l’accesso ad alcune aree dell’attività informativa presidenziale. Il pool consente normalmente alle reti di condividere le riprese degli spostamenti del presidente, rendendo la partecipazione collettiva centrale per l’accesso e la distribuzione.
Dal punto di vista dell’amministrazione, la decisione delle reti appare meno come una protesta che come un boicottaggio commerciale coordinato. Il Dipartimento di Giustizia afferma di aver richiesto comunicazioni e altro materiale relativo al pool. Una portavoce del DOJ ha avvertito che “i boicottaggi di gruppo tra concorrenti commerciali possono violare lo Sherman Act”, aggiungendo che gli investigatori stavano accertando se le organizzazioni avessero violato la normativa antitrust.1
La ricostruzione conservatrice sottolinea che ABC, CBS, CNN, NBC e Fox News hanno congiuntamente rinunciato a trasmettere la copertura di un evento presidenziale dopo che la Casa Bianca aveva escluso diverse testate. Presenta l’indagine come un esame legittimo volto a stabilire se importanti reti storiche abbiano usato la loro posizione collettiva per controllare l’accesso alle riprese presidenziali.
La lettura liberale giunge alla conclusione opposta: l’indagine è un’ulteriore escalation nella campagna dell’amministrazione contro i media ostili. Questa interpretazione richiama anche la motivazione dichiarata dalle reti: “nessuna amministrazione dovrebbe respingere un’organizzazione giornalistica perché contesta il suo modo di fare informazione”.2 In questa prospettiva, il boicottaggio era una difesa dell’indipendenza editoriale, non un tentativo di monopolizzare la copertura.
Entrambe le parti concordano sul fatto che le regole di accesso e gli accordi per la condivisione del pool siano al centro della disputa. Divergono nettamente, invece, sul significato del coordinamento delle reti. Per il DOJ, l’azione collettiva dei concorrenti può minacciare la concorrenza leale; per le reti, rifiutarsi di normalizzare l’esclusione selettiva può essere essenziale per preservare la libertà di stampa. L’indagine metterà alla prova la capacità — o l’opportunità — del diritto antitrust di dirimere questo conflitto costituzionale e politico.