Storia
11 ott 2026
Un furto di vino da 5,8 milioni di dollari porta alla luce il mercato nero dietro le migliori bottiglie d’Italia
Il furto di 30.000 vini pregiati dalle cantine Marchesi Antinori è stato descritto sia come un’operazione criminale da record sia come un avvertimento sulla vulnerabilità delle catene di approvvigionamento del lusso.
Il furto di 30.000 bottiglie da una cantina toscana non è una semplice spettacolare effrazione: è una prova della capacità degli investigatori italiani di impedire che un prodotto di pregio scompaia nel mercato globale della rivendita.
Al centro del caso c’è lo stabilimento di Marchesi Antinori vicino a Cortona, dove almeno sette ladri avrebbero disattivato allarmi e telecamere di sorveglianza, per poi utilizzare i carrelli elevatori della cantina stessa per caricare due camion e fuggire durante la notte. Il bottino, del valore di circa 5,8 milioni di dollari, comprendeva Solaia, Tignanello e Guado al Tasso, tutti dell’annata 2023. Un resoconto di orientamento progressista lo descrive come il più grande furto di vino mai registrato in Italia.1
Un resoconto di orientamento conservatore sottolinea gli stessi fatti di base, ma li presenta in modo più netto come il più grande colpo al vino mai compiuto in Italia, stimandone il valore in circa 5 milioni di euro.2 La differenza riguarda soprattutto l’impostazione: una prospettiva enfatizza la portata e le conseguenze commerciali, mentre l’altra mette in primo piano lo spettacolo criminale.
L’amministratore delegato della cantina, Renzo Cotarella, ha dichiarato che l’operazione era altamente organizzata: «Si tratta certamente di una banda molto ben preparata».1 Ha inoltre ipotizzato che i ladri possano essere collegati a rapine in altre cantine italiane, tra cui il furto segnalato di 3.300 bottiglie dal Castello Banfi a luglio. A differenza dei normali beni rubati, queste bottiglie hanno etichette riconoscibili, reti di distribuzione regolamentate e prezzi che vanno da circa 150 a 500 euro ciascuna.
Questa visibilità potrebbe aiutare gli investigatori. Cotarella ha dichiarato che sarebbe difficile spostare due camion carichi senza attirare l’attenzione, mentre Antinori sta avvertendo i clienti di tutto il mondo di rifiutare le offerte al di fuori dei canali ufficiali. «Un furto di queste dimensioni e di questo valore non si è mai verificato in Italia», ha detto.1 La polizia e i Carabinieri stanno esaminando i filmati e altre prove, ma la sfida centrale resta irrisolta: rintracciare il vino prima che acquirenti legittimi diventino, inconsapevolmente, un canale per riciclare i proventi.