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Aggiornato il 12/10/2026

La sparatoria dell’ICE a New York inasprisce lo scontro su chi abbia messo a rischio delle vite

La sparatoria di Oscar Belgal durante un’operazione dell’ICE è diventata una battaglia indiretta sulla forza federale, sull’applicazione delle norme sull’immigrazione e sulla responsabilità, con i leader della città che condannano gli agenti e il DHS che attribuisce la responsabilità al presunto tentativo di fuga di Belgal.

La sparatoria di Oscar Belgal durante un’operazione dell’ICE a New York è diventata un banco di prova netto tra narrazioni contrapposte: uno scontro pericoloso che richiedeva l’uso della forza, oppure un’irruzione per l’immigrazione opaca che ha messo inutilmente in pericolo i civili.

Il sindaco Zohran Mamdani e i critici dei diritti degli immigrati si concentrano sull’aspetto in borghese degli agenti e sulla confusione che circonda l’incontro. Mamdani ha dichiarato che i presenti avrebbero potuto scambiare l’agente per “un uomo armato che spara all’impazzata”, sostenendo che gli agenti federali dovrebbero indossare uniformi identificabili. Separatamente, un candidato democratico al Congresso ha definito la presenza dell’ICE a New York “profondamente preoccupante”, riflettendo obiezioni più ampie al ruolo dell’agenzia in città.

I funzionari federali offrono una ricostruzione opposta. Il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha dichiarato che Belgal, che secondo le autorità ha precedenti penali e legami con bande criminali, ha ignorato ordini legittimi e accelerato il veicolo in direzione degli agenti. “Ha deciso di fuggire ancora una volta”, ha detto Mullin, sostenendo che sia stato Belgal — non gli agenti — a compiere la scelta decisiva di creare il pericolo. Una ricostruzione conservatrice ha aggiunto che a bordo del veicolo si trovava il figlio di cinque anni di Belgal e ha presentato la sparatoria come la conseguenza della sua decisione di mettere in pericolo sia il bambino sia gli agenti federali.

La disputa riguarda quindi meno il fatto che vi sia stato uno scontro e più ciò che lo abbia causato e se la risposta sia stata proporzionata. I critici sottolineano la visibilità, l’incertezza dei civili e i rischi di un’applicazione aggressiva delle norme in un quartiere affollato. I sostenitori pongono l’accento sulla presunta condotta di Belgal, sui suoi precedenti penali e sul pericolo affrontato dagli agenti. Le ripercussioni politiche hanno ampliato la divisione: Mamdani ha chiesto la fine delle operazioni dell’ICE a New York, mentre Mullin lo ha accusato di usare una retorica “pericolosa” che potrebbe incitare alla violenza contro gli agenti. Persino un titolo che inquadra l’episodio attorno all’appello dell’attrice Ellen Barkin a “bruciare l’ICE fino alle fondamenta” sottolinea quanto rapidamente la sparatoria sia passata da incidente delle forze dell’ordine a più ampio scontro sulla legittimità dell’agenzia.

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